Strategie di Web Marketing

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Mercoledì siamo stati allo Iab Forum a Milano! Per prima cosa, siamo andati a sentire l’intervento di Michele Boldrin sullo stato del web in Italia, la cui diffusione e crescita, secondo Boldrin, viene limitata dal vuoto legislativo in materia web e dalla mancanza di infrastrutture adeguate. Il contesto italiano appare lontano dalla crescita media europea e Boldrin accenna anche alla preferenza della classe politica nell’appoggiare gli investimenti nei media più classici, soprattutto la TV, piuttosto che investire nello sviluppo della rete web, sia a livello di costruzione di infrastrutture, sia a livello di promozione dell’utilizzo della stessa rete. L’incapacità di tenere il passo con l’avanzamento del web  a livello europeo e mondiale  è dovuta anche alla scarsa cultura digitale e agli insufficienti investimenti in formazione in questo senso. Mentre negli stati del nord Europa già dalle elementari i bambini familiarizzano con l’informatica per più ore a settimana, formazione che include anche l’utilizzo di internet, in Italia lo studio dell’informatica non è obbligatorio ad alcun livello formativo e le ore di laboratorio informatico sono decisamente poche rispetto alla media europea. Abbiamo poi assistito alla tavola rotonda “I protagonisti del new normal”, partita sulla scia di quanto detto da Boldrin e proseguita in toni un po’ polemici, riguardo alle modalità di comunicazione e promozione nel web tipicamente italiane, dopo un ulteriore interessante excursus su internet e politica in Italia. A conclusione della mattinata c’è stata l’intervista ad Arianna Huffington; tra i vari argomenti toccati, ha portato a nostra conoscenza come, negli Stati Uniti, i risultati delle ricerche su motori mostrino dapprima i risultati “social” e poi quelli suggeriti dal ranking dei motori. La preferenza per la ricerca “social” è importante, perché ridefinisce completamente le regole della SEO e apre a nuovi importanti sviluppi per quanto riguarda non solo la costruzione della presenza web, ma anche la gestione online di questa, nel tempo. Sappiamo che la fruizione di informazioni e contenuti è diversa tra Europa e Stati Uniti, ma la predilezione social, già attiva in America, potrebbe essere integrata presto anche in europa e in Italia, magari con un mix diverso tra risultati sociali e ranking con gli algoritmi di ricerca classici.

 

smile facebookAbbiamo ormai preso confidenza con le novità di Facebook e alcuni di noi hanno già attivato la nuova Timeline. Ma per quanto riguardo lo stream di aggiornamenti in home o nel Ticker, il riquadro a destra sopra la chat, è possibile che ci siamo chiesti se davvero ci importasse che i nostri amici avessero guardato un video musicale o avessero messo il “Mi piace” su una foto di una persona che noi non conosciamo. Secondo Facebook, ci importa. Stiamo entrando in una nuova dimensione della condivisione, in cui abbiamo l’opportunità di conoscere meglio gli interessi e le attività dei nostri amici in ogni momento. Però, questo sovraccarico di informazioni potrebbe distruggere il fascino della piattaforma: quale diventa, a questo punto, lo scopo dei social media?

Con il nuovo Facebook si passa da una condivisione intenzionale (Che bel video! Voglio che lo vedano anche i miei amici) a una automatica (tutto ciò che vedo/ascolto/faccio viene condiviso): questo cambia le regole del gioco. Facebook dice che ciò sviluppa un maggiore engagement. Davvero? A nostro avviso il pericolo potenziale è che troppe informazioni, ad un certo punto, rendano il social network inutile, presentandoci un flusso costantemente crescente di informazioni, rendendo difficile il reperimento di ciò che è rilevante: il problema è che la gente inizierà, sempre di più, a chiedersi quanto del proprio tempo è disposta a spendere leggendo ciò che stanno facendo le altre persone e quanto tempo è disposta a cercare tra il flusso di notifiche, quello che davvero le interessa, aumentando tempo, attenzione e pazienza da dedicare al social network. Proprio questa è la moneta di scambio: Facebook è gratuito e lo sarà sempre, ma richiede spesa di una risorsa scarsa, che, diversamente dagli anni scorsi, non è più il tempo, ma l’attenzione, la scelta su come spenderla per il nostro tempo.

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