Strategie di Web Marketing

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IAB Forum 2011

Una delle conferenze interessanti che abbiamo potuto ascoltare allo IAB Forum la scorsa settimana è stata quella di Google Doubleclick, tenuta da Andrea Silva, Responsabile Publisher Solutions per Google Italia. La conferenza, “L’ascesa del video online e le opportunità per gli editori” verteva sull’importanza della comunicazione pubblicitaria tramite video, che se adeguatamente creata, tale da creare valore per gli utenti, può così creare altrettanto valore incrementale anche per i publisher. La comunicazione pubblicitaria via video, infatti, deve essere ideata in modo tale da innescare quel circolo virtuoso di condivisione continua tra i fruitori e diventare virale, aumentando il valore del video e per chi l’ha creato; perché si inneschi questo circolo, però, è necessario che la comunicazione abbia un valore aggiunto per i fruitori, già in partenza. Il ciclo di vita del video passa per la produzione, che può essere fatta “in studio” ed in modi professionali, o essere generata dagli utenti, con mezzi più o meno professionali, per arrivare poi alla distribuzione, tramite siti e spazi online ed offline propri e brandizzati, oppure essere pubblicata in appositi aggregatori più o meno specifici e di settore. L’ultimo step è la monetizzazione, che può essere attivata sia dalla vendita diretta, sia da quella indiretta dalla visione del video, ossia gli AdSense e le forme di remunerazione simili. L’importanza della comunicazione pubblicitaria tramite video sta nella sua multicanalità, nell’essere fruibile sia online, sia offline e adattabile anche ai diversi supporti telematici: TV, computer, smartphone, tablet, cosa che aumenta il rendimento delle campagne. Grazie alle possibilità di condivisione, tuttavia, è chiaro che le comunicazioni pubblicitarie video sul web hanno la possibilità di diventare più remunerative, oltre che maggiormente tracciabili, a patto di curare la creatività, come si è già detto sopra. La targetizzazione è un altro elemento molto importante per innescare il circolo virtuoso di cui si era parlato prima, ma ancora più importante è l’”infotaining”, ossia la creatività della comunicazione che includa allo stesso tempo la componente di utilità e di informazione necessaria e l’intrattenimento, la parte ludica, che fa scattare la condivisione e il coinvolgimento degli spettatori.

Mercoledì siamo stati allo Iab Forum a Milano! Per prima cosa, siamo andati a sentire l’intervento di Michele Boldrin sullo stato del web in Italia, la cui diffusione e crescita, secondo Boldrin, viene limitata dal vuoto legislativo in materia web e dalla mancanza di infrastrutture adeguate. Il contesto italiano appare lontano dalla crescita media europea e Boldrin accenna anche alla preferenza della classe politica nell’appoggiare gli investimenti nei media più classici, soprattutto la TV, piuttosto che investire nello sviluppo della rete web, sia a livello di costruzione di infrastrutture, sia a livello di promozione dell’utilizzo della stessa rete. L’incapacità di tenere il passo con l’avanzamento del web  a livello europeo e mondiale  è dovuta anche alla scarsa cultura digitale e agli insufficienti investimenti in formazione in questo senso. Mentre negli stati del nord Europa già dalle elementari i bambini familiarizzano con l’informatica per più ore a settimana, formazione che include anche l’utilizzo di internet, in Italia lo studio dell’informatica non è obbligatorio ad alcun livello formativo e le ore di laboratorio informatico sono decisamente poche rispetto alla media europea. Abbiamo poi assistito alla tavola rotonda “I protagonisti del new normal”, partita sulla scia di quanto detto da Boldrin e proseguita in toni un po’ polemici, riguardo alle modalità di comunicazione e promozione nel web tipicamente italiane, dopo un ulteriore interessante excursus su internet e politica in Italia. A conclusione della mattinata c’è stata l’intervista ad Arianna Huffington; tra i vari argomenti toccati, ha portato a nostra conoscenza come, negli Stati Uniti, i risultati delle ricerche su motori mostrino dapprima i risultati “social” e poi quelli suggeriti dal ranking dei motori. La preferenza per la ricerca “social” è importante, perché ridefinisce completamente le regole della SEO e apre a nuovi importanti sviluppi per quanto riguarda non solo la costruzione della presenza web, ma anche la gestione online di questa, nel tempo. Sappiamo che la fruizione di informazioni e contenuti è diversa tra Europa e Stati Uniti, ma la predilezione social, già attiva in America, potrebbe essere integrata presto anche in europa e in Italia, magari con un mix diverso tra risultati sociali e ranking con gli algoritmi di ricerca classici.