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2 maggio 2012 // Linkness
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La social media curation

Internet è caotico. Ci sono talmente tanti contenuti e informazioni che trovare ciò che si cerca non è sempre facile. Sì, possiamo chiedere un aiuto a Google, se sappiamo esattamente ciò che ci serve. Ma quando abbiamo bisogno di qualcosa che ci ispiri, o di un’informazione nuova, di un’idea, difficilmente sappiamo cosa chiedere a Google. Per questo, abbiamo bisogno di filtri. Che esistono e si chiamano “social media curator”. Queste figure setacciano la rete e aggregano i contenuti e le informazioni che ritengono interessanti e le presentano agli  utenti finali nel modo migliore. La social media curation consiste nel condividere un link di un sito e presentarlo, twittare link relativi all’argomento che si sta trattando, creare una board su Pinterest con link e immagini relative ad una materia, di fatto passando del tempo nel web e fungendo da imbuto per i contenuti da condividere.

Quando si pensa a tutte le informazioni reperibili su Internet, la social media curation sembra un’attività utopistica: in realtà, tutti pratichiamo una forma di questa attività sulle informazioni e sui consigli che si ricevono ogni giorno o sul tipo di fonti che decidiamo di consultare. Quindi, Internet è potenzialmente infinito e caotico, ma gestibile: le fonti, i canali che si utilizzano per trovare le informazioni sono già dei primi filtri. La social media curation deve poi prevedere una riorganizzazione dei contenuti in modo da farli crescere e condividerli efficacemente.  La content curation è una parte estremamente importante della gestione delle informazioni: mentre Google non ha un algoritmo in grado di farlo, una parte di quest’attività è fatta tramite i social network come Facebook, Twitter e Pinterest che portano naturalmente gli utenti a preparare i contenuti per sottoporli ai follower. Esistono, naturalmente, profili più generalisti e profili più focalizzati su alcuni argomenti (prima forma di curation), ma, in modo più profondo hashtag e board permettono di selezionare e dare una cornice all’informazione condivisa, in modo che venga trovata all’interno di una ricerca precisa e che il contenuto sia correttamente etichettato. In questo modo, scegliendo selettivamente chi seguire, gli hashtag su cui cliccare, le singole board da  visualizzare in homepage, si crea uno stream di informazioni molto selezionato, in base all’argomento di interesse. Da questo stream di contenuti, il social media curator potrà a sua volta riproporre ciò che ritiene più utile, interessante o innovativo per il suo pubblico.  In questo campo diventa cruciale anche la fluidità delle stesse piattaforme social e la possibilità di condivisione cross piattaforma: la strategia di content curation deve comprendere anche una scelta molto oculata su come e dove condividere o ri-condividere un contenuto.

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